Protocollo terapeutico

L’immunosoppressione post-operatoria consiste in una terapia tripla con Azatioprina, Corticosteroidi e Ciclosporina o Tacrolimus con i seguenti dosaggi:

Ciclosporina
1. Periodo pre e intraoperatorio: infusione continua per via E.V. da 2 a 10mg/Kg/day
2. Periodo perioperatorio: infusione continua da 5 a 10mg/Kg/day da sostituire con terapia orale con dosaggio che generalmente ammonta a 100-300 mg ogni 12 ore (oppure dose intravenosa giornaliera moltiplicata per tre)
La concentrazione sierica da raggiungere è 250-350 ng/ml
3. Fase di mantenimento: il dosaggio di ciclosporina può essere ridotto fino a 50-200 mg ogni 12 ore se il rischio di rigetto è ben controllato.
I livelli sierici da mantenere sono 100-200 ng/ml

Azatioprina
1. periodo preoperatorio: 2 mg/Kg in bolo intravenoso
2. periodo perioperatorio: 2mg/Kg/day per via E.V. o per via orale in due somministrazioni
3. fase di mantenimento: 1 mg/Kg/day per via orale in una o due somministrazioni.
Le dosi di azatioprina sono regolate in modo da mantenere una conta di WBC superiore a 5000/mm3.

Corticosteroidi
1. Periodo intraoperatorio: metilprednisolone da 500 a 1000 mg per via E.V. al momento della riperfusione dell’organo.
2. Periodo perioperatorio: metilprednisolone 125 mg per via E.V. ogni 8 ore in tre dosi. Successivamente metilprednisolone per via E.V. o prednisone per via orale 1mg/Kg/day
3. Fase di mantenimento: prednisone a dosi decrescenti da 1mg/Kg/day a 0,3mg/Kg/day
4. Fase d’emergenza: metilprednisolone 10mg/Kg/day in bolo intravenoso per tre giorni
L’uso precoce di corticosteroidi nel periodo perioperativo è controverso.
Molti preferiscono iniziare subito con dosi moderate di metilprednisolone (da 0,5 a 1 mg/kg/day E.V.) da continuare molti giorni prima di iniziare un trattamento orale con prednisone (0,5 mg/kg/day).
Anche l’uso di altri farmaci quali globuline antitimociti e OKT3 è controverso.
Tali agenti citolitici sono in uso in molti programmi.
Il gruppo di Pittsburgh ha dimostrato che l’uso di globuline antitimociti riduce l’incidenza di rigetti acuti, come riportato da Griffith e associati nel 1992.


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