Nuovi
farmaci immunosoppressori
Mofetile microfenolato
E’ un derivato semisintetico dell’acido micofenolico
isolato dalla muffa di Penicillum glaucum.
E’ in grado di inibire una serie di risposte linfocitarie
in vitro, inclusa la reazione linfocitaria mista.
La sua azione è da attribuirsi alla inibizione della
inosina monofosfato deidrogenasi e quindi della sintesi “de
novo” di purine in linfociti T e B.
Mizoribina
Ha lo stesso meccanismo d’azione del mofetile microfenolato.
In alcuni programmi è usato in alternativa all’azatioprina.
Brequinario sodico
E’ un inibitore della sintesi “de novo” delle
pirimidine.
In modelli animali si è rivelato un potente immunosoppressori
capace di sinergizzare con la CsA.
Sirolimo (Rapamicina)
E’ un macrolide isolato da Streptomyces hygroscopicus
con struttura simile al tacrolimus.
Come il tacrolimus è capace di legare l’FKBP ma,
non blocca la produzione di interleuchine. Inibisce la risposta
dei linfociti T alle citochine.
Agenti citotossici
Azatioprina
E’ un imidazolil derivato dalla mercaptopurina che agisce
come un analogo strutturale delle purine o antimetabolita capace
di distruggere le cellule in moltiplicazione.
Sembra che agisca ad uno stesso livello sulla risposta immunitaria.
Ben assorbito per via gastrointestinale, viene successivamente
trasformato nel composto affine, la mercaptopurina.
Si ritiene che entrambi tali agenti agiscano attraverso una
interferenza con acidi nucleici a livello di quelle tappe metaboliche
necessarie per la moltiplicazione cellulare in seguito a stimolazione
antigenica, bloccando così sia l’immunità
cellulare sia la risposta anticorpale primaria e secondaria.
Come per la mercaptopurina, la più importante azione
tossica dell’azatioprina è la mieloinibizione che
si manifesta con leucopenia e meno frequentemente con anemia
e trombocitopenia.
In seguito a dosi elevate sono anche possibili eruzioni cutanee,
febbre, nausea, vomito e diarrea.
Ciclofosfamide
E’ forse l’immunosoppressore più potente
che sia mai stato sintetizzato.
E’ un agente alchilante che distrugge le cellule linfatiche
in proliferazione ma, appare anche capace di alchilare alcune
cellule a riposo.
A basse dosi può essere molto utile per molti disordini
autoimmunitari.
Anticorpi come farmaci immunosoppressori
Anticorpi antilinfociti e antitimociti
Gli anticorpi antilinfociti agiscono primariamente sui linfociti
periferici legandosi alla superficie di queste cellule T e inducendo
immunosoppressione attraverso vari meccanismi:
Fagocitosi a livello epatico e splenico delle cellule opsonizzate,
citotossicità cellulare anticorpo dipendente (ADCC) e
citotossicità mediata dal complemento, modulazione di
molecole di superficie coinvolte nella regolazione delle funzioni
linfocitarie.
Come risultato della distruzione delle cellule T si verifica
una menomazione piuttosto specifica dell’ipersensibilità
ritardata e della immunità cellulare, mentre la formazione
di anticorpi rimane relativamente inalterata
L’OKT3 (Muromonab-CD3) è un anticorpo monoclonale
murino diretto contro il CD3 presente sulla superficie di timociti
umani e cellule T mature.
In vitro, l’OKT3 blocca l’attività dei linfociti
T citotossici.
L’OKT3 è stato utilizzato in alcuni protocolli
in casi di rigetto steroido-resistenti.
Con la prima dose, vi può essere un rilascio di citochine
da parte dei linfociti colpiti che possono causare febbre, brividi,
tachicardia, disturbi gastrointestinali, broncospasmo e ipertensione
sistemica.
Tali effetti possono essere prevenuti tramite l’uso di
idrocortisone e antistaminici da somministrare 30 minuti prima
dell’OKT3. (37) (38)
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