Trapianto
Bilaterale Sequenziale
Inizialmente il trapianto di polmone doppio veniva eseguito
con tecnica monoblocco ricostruendo la continuità delle
vie aeree con un anastomosi unica tracheale, questa tecnica
tuttavia esponeva i pazienti a pericolose complicanze quali
ischemia, necrosi o stenosi dell’anastomosi tracheale
tollerate molto peggio delle stesse complicanze a livello
bronchiale.
Attualmente la tecnica utilizzata per il trapianto di polmone
doppio è la tecnica di trapianto bilaterale sequenziale
che consiste nel fare due trapianti di polmone singolo uno
di seguito all’altro.
Una prima differenza nella tecnica del trapianto polmonare
bilaterale rispetto al trapianto singolo riguarda la posizione
del paziente che nel caso del trapianto bilaterale sequenziale
viene posto sul tavolo operatorio in posizione supina. Il
campo operatorio include il torace, la regione anteriore del
collo, l’addome ed entrambe le regioni inguinali.
L’incisione di scelta per il trapianto bilaterale sequenziale
è la toracotomia bilaterale anterolaterale a livello
del 4o o 5o spazio intercostale. Le porzioni destra e sinistra
della toracotomia bilaterale sono connesse da una sternotomia
traversa.
E’ anche possibile usare una toracosternotomia benché
tale approccio non sia mai stato popolare.
L’incisione toracotomica bilaterale si estende lateralmente
sino alla linea ascellare anteriore. Nei soggetti di sesso
femminile questa incisione viene a coincidere con un’incisione
submammaria bilaterale.
Questa incisione è stata denominata nella letteratura
anglosassone “clam shell incision” (“incisione
a conchiglia di cozza”) un termine molto descrittivo
che fa capire come il pregio maggiore dell’incisione
sia l’esposizione di ambedue le cavità pleuriche
e dell’intero mediastino grazie all’uso di due
divaricatori separati.
Figura 3. Incisione a conchiglia utilizzata per il
trapianto polmonare bilaterale

L’eccellente esposizione che si ottiene con questa incisione
consente non solo un buon controllo delle aderenze che costituiscono
uno dei problemi tecnici principali nei pazienti affetti da
fibrosi cistica che sono tra i principali candidati al trapianto
polmonare bilaterale, ma anche rende estremamente semplice
la cannulazione dell’aorta toracica ascendente e dell’atrio
destro necessarie per utilizzare la circolazione extracorporea
che è frequentemente necessaria per questo tipo di
intervento.
Le tecniche di pneumectomia dei polmoni nativi e di impianto
dei polmoni trapiantati sono essenzialmente identiche a quelle
descritte per il trapianto di polmone singolo, l’unica
differenza è l’approccio all’ilo polmonare
anteriore e non laterale.
Dapprima viene sostituito il polmone di funzionalità
peggiore in base alla valutazione pre-operatoria tramite scintigrafia
ventilatoria e studio di perfusione.
Prima di eseguire la prima pneumectomia si effettua il test
di occlusione dell’arteria polmonare per valutare se
vi è necessità di istituire il bypass cardiopolmonare.
Spesso, il polmone nativo rimanente non consente una ventilazione
soddisfacente durante la rimozione e l’impianto del
primo polmone, ed è quindi necessario istituire la
circolazione extracorporea prima di procedere alla prima pneumonectomia.
Il momento più comune durante il quale si rende necessaria
la circolazione extracorporea è comunque quello seguente
l’impianto del primo polmone. Il polmone trapiantato
non è infatti in grado di sostenere immediatamente
da solo la circolazione del ricevente durante la seconda pneumonectomia
e non è capace di garantire efficaci scambi gassosi
e stabilità emodinamica.
In generale è comunque altamente preferibile instaurare
la circolazione extracorporea in condizioni controllate, dopo
una scelta ponderata, anziché in situazioni d’emergenza
in presenza di un paziente instabile.
E’ quindi raccomandabile, soprattutto nel caso del trapianto
polmonare bilaterale, avere una soglia di tolleranza molto
bassa all’uso di questa metodica di supporto.
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