Storicamente
la prima tecnica di anastomosi bronchiale prevedeva l’omentopessia:
la protezione dell’anastomosi bronchiale vera e propria
con un lembo peduncolato vascolarizzato di omento che veniva
attratto in cavità pleurica attraverso una piccola
breccia diaframmatica. Lo scopo di tale metodica era di favorire
lanrivascolarizzazione del bronco ricostruito e, in caso di
necrosi e deiscenza dell’anastomosi, di contenere l’infezione
prevenendone la diffusione mediastinica.
Attualmente tale tecnica è stata rimpiazzata dalla
tecnica telescopica che raggiunge gli stessi scopi in maniera
più semplice.
Una volta completata l’anastomosi bronchiale la sua
tenuta viene verificata sommergendo il bronco con soluzione
fisiologica, ripristinando per breve tempo la ventilazione
e pressurizzando il bronco ad una pressione di circa 30 cmH20
per identificare eventuali aree di non perfetta approssimazione
dell’anastomosi stessa che necessitino di punti di sutura
di rinforzo.
Si procede quindi a costruire le anastomosi vascolari. Alcuni
chirurghi preferiscono procedere prima all’anastomosi
dell’arteria polmonare, altri all’anastomosi delle
vene polmonari. Per l’anastomosi dell’arteria
polmonare una clamp vascolare viene applicata quanto più
prossimale possibile sull’arteria polmonare principale
del ricevente la cui estremità distale alla clamp viene
quindi rimossa, i due monconi delle arterie polmonari del
donatore e del ricevente vengono revisionati per renderli
di dimensioni e lunghezza appropriati, affrontati e anastomizzati
con tecnica termino-terminale continua utilizzando materiale
non assorbibile 5-0. E’ molto importante mantenere il
giusto orientamento tra i due monconi dell’arteria polmonare
che si va ricostruendo per evitare fenomeni di angolazione
o compromissione del lume arterioso.
La ricostruzione del ritorno venoso del polmone trapiantato
prevede non l’anastomosi individuale di ciascuna delle
due vene polmonari ma l’anastomosi di una cuffia di
atrio sinistro del donatore che includa l’origine delle
due vene polmonari all’atrio sinistro del ricevente.
Tale tecnica fu sviluppata dopo che i primi esperimenti animali
di trapianto polmonare dimostrarono che l’anastomosi
individuale delle vene polmonari era complicata con grande
frequenza da trombosi delle vene stesse. La tecnica di anastomosi
delle cuffie atriali sinistre prevede inizialmente il posizionamento
di una clamp vascolare angolata sull’atrio sinistro
del ricevente intorno all’origine delle vene polmonari
che erano state legate e divise precedentemente al momento
della pneumonectomia del ricevente.
I monconi delle due vene polmonari del ricevente vengono quindi
amputati e il ponte di tessuto posto tra le due vene viene
inciso in modo da creare un adeguata cuffia di atrio sinistro
del ricevente che ben si adatti per dimensioni all’analoga
cuffia atriale sinistra del donatore. L’anastomosi delle
due cuffie atriali viene eseguita con sutura continua di polipropilene
4-0 o 5-0.
L’anastomosi atriale viene completata ma non annodata,
prima di legare la sutura è infatti necessario procedere
alla rimozione dell’aria presente all’interno
dei vasi del polmone appena impiantato. A questo scopo il
polmone viene gentilmente ventilato, la clamp sull’arteria
polmonare viene temporaneamente rimossa mentre la clamp atriale
sinistra rimane serrata, in tal modo si ripristina la circolazione
attraverso il polmone che rimuove eventuali bolle d’aria
dai vasi polmonari, aria che quindi viene evacuata attraverso
la sutura atriale sinistra che è ancora non stagna
in quanto non annodata, dopo 1 o 2 minuti la sutura atriale
viene stretta e annodata e le clamp vascolari vengono rimosse.
Le due anastomosi vascolari vengono quindi attentamente ispezionate
per assicurarsi della loro emostasi, e se necessario vengono
rinforzate.
Immediatamente prima del ripristino della perfusione del polmone
trapiantato al paziente viene somministrata per via endovenosa
una dose di 500mg-1gr di metilprednisolone. Alcuni gruppi
a questo punto danno inizio anche ad una infusione continua
di PGE1 allo scopo di promuovere una perfusione omogenea del
polmone e di prevenire episodi di ipertensione polmonare.
Contemporaneamente al ripristino della circolazione nel polmone
trapiantato l’anestesista procede a reinstaurare la
ventilazione bipolmonare assicurandosi di mantenere, almeno
inizialmente, pressioni inspiratorie massime moderate. Se
durante l’impianto del polmone trapiantato è
stato necessario utilizzare la circolazione
extracorporea dopo qualche minuto di riperfusione e ventilazione
il paziente può esserne svezzato, di solito senza particolari
difficoltà.
Due o più drenaggi vengono lasciati nella cavità
pleurica per drenare l’emitorace e l’incisione
toracotomica viene chiusa a strati utilizzando suture di materiale
assorbibile.
Il tubo endotracheale a doppio lume può essere a questo
punto sostituito con un tubo a singolo lume di calibro maggiore
e, ancora in sala operatoria, viene eseguita una broncoscopia
per ispezionare l’anastomosi bronchiale e per liberare
le vie aeree da sangue e secrezioni.
Trapianto
Bilaterale Sequenziale >