Impianto del Nuovo Organo

Mentre si completa la pneumonectomia del ricevente, uno dei chirurghi del team procede a rimuovere in modo sterile il polmone donato dal contenitore in cui è stato trasportato e prepararlo per l’impianto. Il bronco viene sezionato due o tre anelli cartilaginei prossimalmente all’origine del bronco lobare superiore, le secrezioni bronchiali vengono rimosse e poste in coltura, e il bronco viene gentilmente irrigato con soluzione fisiologica sterile. Il moncone dell’arteria polmonare viene esaminato attentamente, tagliato alla appropriata lunghezza ed irrigato per rimuovere eventuali trombi.
A pneumonectomia del ricevente completata il polmone del donatore, avvolto in una garza umida e a bassa temperatura, viene posto nella porzione posteriore della cavità pleurica. Durante l’impianto il polmone viene mantenuto freddo grazie all’uso di ghiaccio sterile tritato per consentire di protrarre il periodo di conservazione fredda anche durante l’esecuzione delle anastomosi. Durante l’intera procedura di impianto è estremamente importante ridurre al minimo la manipolazione del polmone donato che, essendo ischemico, è esposto al rischio di sviluppo di emorragie intraparenchimali.
L’impianto vero e proprio del polmone da trapiantare comincia con il confezionamento dell’anastomosi bronchiale.
Tale anastomosi viene sempre costruita per prima perché il moncone bronchiale del ricevente è delle strutture da rianastomizzare la più posteriore e profonda nel mediastino, creare per prime le anastomosi dell’arteria o delle vene polmonari renderebbe impossibile la visualizzazione adeguata dei monconi bronchiali.
Inizialmente i due monconi bronchiali del donatore e del ricevente vengono revisionati e accorciati in modo tale da prevenire una ridondanza eccessiva del bronco ricostruito che potrebbe causare fenomeni di angolazione. L’anastomosi bronchiale vera e propria può essere effettuata con tecnica termino-terminale oppure con tecnica “a telescopio”. In ambedue i casi il primo passo è l’anastomosi della parete posteriore
membranosa che viene effettuata con tecnica di sutura continua usando un materiale assorbibile solitamente di dimensione 4-0. La porzione cartilaginea del bronco viene invece ricostruita con punti di sutura interrotti semplici non assorbibili in caso di tecnica termino-terminale. Per la tecnica telescopica i punti di sutura utilizzati sono interrotti “ad 8” o interrotti orizzontali da materassaio, il materiale utilizzato è sempre non riassorbibile, solitamente polipropilene 4-0.
La tecnica a telescopio fu introdotta allo scopo di consentire di invaginare il moncone bronchiale di diametro minore, in genere quello del donatore, all’interno di quello a diametro maggiore, ottenendo quindi un bronco a due strati a livello dell’anastomosi dove il rischio di ischemia, necrosi e deiescenza è massimo. L’anastomosi vera e propria viene ulteriormente protetta ricoprendola con il tessuto connettivo peribronchiale. Alcuni chirurghi anziché tessuto connettivo preferiscono usare lembi di pleura, lembi di pericardio o, più di rado, lembi muscolari vascolarizzati solitamente intercostali.

Figura 2. Anastomosi bronchiale con tecnica “a telescopio”.


 

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