Max, classe 1950
Ciao a tutti,
mi chiamo Difilippo Massimiliano, ma tutti mi chiamano da
sempre Max. Sono nato a Gorizia il 21 luglio 1950 e dalla metà del
1992 risiedo a Cormòns, a circa 15 Km da Gorizia, lungo la statale
che porta verso Udine con mia moglie. Ecco la mia storia:
Marzo 1984: scopro di avere una malattia polmonare e mi faccio
ricoverare presso il reparto di Tisiologia dell’Ospedale Civile di Udine.
Circa un mese dopo mi dimettono con la diagnosi di “Fibrosi polmonare
da natura da determinarsi, probabile sarcoidosi”.
Tra il 1984 e il 1999 ho, sempre più spesso: broncospasmi,
crisi respiratorie con diversi ricoveri in rianimazione, una broncopolmonite
con ricovero.
Nel maggio del 1999 ho un peggioramento delle mie condizioni e sono costretto
a fare dell’Ossigeno Terapia e quando mi dicono che potrei tornare al
70-80 % di quello che ero prima, in un periodo tra i due e i quattro anni,
decido di lasciare il mio posto di lavoro.
Nel gennaio del 2000 l’INPS mi dichiara “inabile
dal lavoro” e qualche settimana dopo l’ASL mi dichiara “invalido
civile al 100 %”.
Tra la fine di settembre 2000 e gennaio 2001 passo un periodo molto brutto
con tanti broncospasmi, tre grosse crisi respiratorie e tanti problemi cardiaci.
Capisco che le cose si stanno mettendo male e dopo averci pensato per alcuni
giorni capisco che l’unica soluzione è il trapianto e vado dal
mio pneumologo di Gorizia e gli comunico che sono intenzionato a fare il trapianto.
Lui si informa con la Chirurgia Toracica di Padova e mi fanno fare alcuni
esami preventivi e con quelli vado a Padova e lì conosco sia il prof.
Rea che la dott. Loy che dopo aver controllato tutti gli esami mi dicono che
sono candidato al trapianto di entrambi i polmoni. Torno a Padova dove in
circa venti giorni di ricovero mi fanno una trentina di esami e mi rimandano
a casa.
Tra la fine di settembre 2001 e fine maggio 2002 vado presso
il reparto di Fisiopatologia Respiratoria dell’Ospedale Gervasutta di
Udine dove faccio ginnastica di riallenamento allo sforzo.
Il 23 maggio vado a Padova a fare una visita di controllo
e alla fine chiedo se sono in lista di trapianto oppure no. il dott. Schiraldi
mi dice che dato che sto abbastanza bene sono in una pre-lista di trapianto
e decideranno se mettermi in quella definitiva solo a fine settembre.
Il 27 maggio, alle 17, ci telefona la dott.Loy e dopo aver
parlato con mia moglie vuole parlare anche con me e mi dice di tenermi in
pre-allarme in quanto hanno un donatore per me.
Panico! Mi ritrovo tutto sudato e solo dopo qualche minuto ritrovo la mia
calma e razionalità e capisco che il trapianto sarà effettuato
di lì a poche ore.
Alle 19 ci richiama la dott. Loy e ci dice di correre a Padova dove arrivo
circa due ore dopo. Dopo una serie di esami aspetto e verso le 01,40 del 28
maggio mi vengono a prendere e mi portano in sala operatoria. Dopo la preparazione
mi stendono sul letto operatorio e pochi minuti prima delle 03,00 mi addormentano.
Verso le 14,00 termina il grosso dell’operazione e il prof .Rea esce
dalla sala e mia moglie non riesce a parlargli. Circa un’ora e mezza
dopo esce la dott. Loy e finalmente mia moglie ha mie notizie. Verso le 17.00
esco dalla sala operatoria e mi portano in Terapia Intensiva dove mi sveglio
e poco dopo mi estubano. Verso le 18,00 rivedo mia moglie per pochi minuti,
tanto basta a renderci più calmi. Dalle 18,30 fino alle 22,00 lei risponde
alle decine di SMS e messaggi vocali che nel frattempo erano arrivati sul
suo telefonino. Tutto questo succedeva martedì 28 maggio 2002.
Venerdì 31 maggio verso le 12,45 mi trasferivano dalla Terapia Intensiva
al reparto dove ventidue giorni dopo venivo dimesso e tornavo a casa con i
miei due “gemellini” (leggete polmoni) nuovi.
Nei venticinque giorni di ricovero, tra Terapia Intensiva e reparto, ho potuto
apprezzare la grande professionalità di tutti i dipendenti, la loro
umanità e la loro disponibilità. Ogni volta che devo ritornare
nel reparto di Chirurgia Toracica per fare qualche controllo mi sembra di
non lasciare mai la mia casa: perché ora quel reparto è diventato
parte della mia casa.
Ora a più di quattro anni dal trapianto se mi volto e guardo indietro
e rivedo tutto quello che ho passato mi rendo conto di essere stato molto
fortunato per aver trovato un paio di polmoni “buoni”, per aver
atteso così poco tempo e perchè tutto è andato bene.
Ringrazio Dio e il mio donatore per il grande regalo che mi hanno fatto.
A fine maggio 2003 ho festeggiato con parenti e amici il
primo anno della mia rinascita.
Circa un mese dopo il trapianto ho scritto ai parenti del mio donatore questa
lettera di ringraziamento:
Lettera all'anonimo donatore di organi.
Nulla
al mondo è più grande del dono della vita.
Fino pochi anni fa questo meraviglioso compito spettava solo alle madri ora,
grazie ai progressi della medicina, non più.
Chiunque compia il generoso atto di donare gli organi ridona la vita ad altre
persone.
Non vi sono parole che possono adeguatamente rendere quanto tutto ciò
sia immensamente grande.
Un atto di amore puro rivolto a persone sconosciute.
Non
vi possono dunque essere parole adeguate a ringraziare questo gesto.
Un atto di amore così prezioso e sublime si deve accettare con rispetto,
con gratitudine, ricambiarlo è impossibile.
Spiegare a chi non ha provato ….. come si potrebbe ?
Nonostante questo l'umanità tutta deve chinarsi a coloro che, nel momento
più triste e sofferto, l'ultimo saluto, lasciano questo mondo donando
se stessi per la vita degli altri.
Non vi è calcolo ne guadagno.
Non vi è ricompensa alcuna se non la certezza, per coloro che restano,
di aver compiuto qualcosa di generoso, giusto, talmente grande da essere indescrivibile:
aver ridato la vita a degli sconosciuti.
Grazie da colui
che è rinato alla vita.