Composizione della Soluzione di Perfusione

Si è sempre discusso molto sulla composizione ottimale della soluzione di riempimento polmonare.
Al momento sono utilizzate diverse soluzioni nei vari centri.
Alcuni gruppi, ritengono utile effettuare un bypass cardiopolmonare e riempire quindi i polmoni con sangue autologo del donatore raffreddato come sottolineato da Yacoub nell1989. Nel 1988 Hakim rese popolare l’uso di una soluzione extracellulare arricchita con sangue del donatore in modo da ottenere un ematocrito della soluzione di riempimento del 10% circa. Nel 1992 numerosi esperimenti, come quello di Keshavjee e associati, dimostrarono che una soluzione extracellulare di potassio e destrano (LPD) ha un’efficacia superiore rispetto alla soluzione intracellulare standard di Euro-Collins soprattutto perché induce una minore vasocostrizione polmonare durante il riempimento.
Puskas ha evidenziato però, che se si provoca una vasodilatazione con PGE1 prima del riempimento, la soluzione di Euro-Collins permette una conservazione equivalente a quella ottenuta con LPD.
Molti gruppi hanno usato la soluzione intracellulare dell’università del Winsconsin (UW) e hanno osservato risultati accettabili nonostante che, studi precedenti in modelli animali avevano suggerito una scarsa efficacia.
Il gruppo di Pittsburgh, invece, come riportato da Hardestry nel1993 ,ha effettuato una rivisitazione retrospettiva della sua esperienza e ha concluso che la soluzione UW attualmente permette una conservazione superiore rispetto a quella osservata con la soluzione di Euro-Collins modificata, più comunemente utilizzata.

Manipolazione farmacologica
Per ciò che riguarda i vasodilatatori prostaglandinici, studi recenti hanno dimostrato che, in aggiunta ai loro apparenti benefici quando somministrati prima del riempimento dell’arteria polmonare, possono avere dei benefici effetti nel periodo post-trapianto precoce.
Matsuzaki nel 1993, ha dimostrato, in un modello animale che l’infusione di PGE1 migliora il danno da riperfusione dopo 2 ore di ischemia non fredda.
Successivamente, in un modello canino, si vede che la PGE1 aumenta la funzione del polmone trapiantato dopo un periodo d’ischemia di 18 ore, Come notato da Aoe (1993). In alcuni programmi clinici, si continua ad utilizzare la PGE1 durante il periodo postoperatorio.
Grazie a tutti questi progressi, è oggi possibile e lo sarà ancor di più in futuro, potere usufruire di un tempo di conservazione maggiore, permettendo l’uso del massimo numero possibile di donatori ed espandendo verosimilmente il gruppo dei donatori ai deceduti con arresto cardiaco.
Metabolismo
Tra i vari organi che vengono conservati per i trapianti, il metabolismo polmonare è unico. L’ossigeno negli alveoli insufflati e il glucosio intracellulare, incrementato grazie al glucosio presente nella soluzione di riempimento, permettono al polmone di mantenere il metabolismo aerobico e i livelli di ATP durante il periodo di conservazione a freddo.