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Il rigetto post-trapianto rappresenta un problema abbastanza fastidioso.
Sebbene quest’evento si presenti raramente come un problema clinicamente rilevante, il rigetto cronico è la causa più comune di morte tardiva seguente il trapianto.
Secondo la classica descrizione del rigetto d’organo si riconoscono tre grandi categorie che sono clinicamente e istologicamente distinte:

• Rigetto iperacuto
• Rigetto acuto
• Rigetto cronico

Il rigetto iperacuto si manifesta entro pochi minuti dal momento della perfusione del nuovo organo trapiantato ed è mediato da pre-esistenti anticorpi del sistema AB0, da antigeni HLA o da altri antigeni espressi dal nuovo organo che si legano immediatamente all’endotelio vascolare, causando l’attivazione del complemento.
Le indagini istologiche dell’organo affetto mostrano la presenza di manifestazioni trombotiche, di infiltrati mononucleati e polimorfonucleati e di necrosi fibrinoide della parete dei vasi.
Questa complicanza è stata largamente eliminata accoppiando riceventi e donatori con lo stesso gruppo sanguigno e grazie a precise valutazioni sierologiche necessarie per la ricerca di anticorpi diretti contro un pacchetto di antigeni che si presentano a causa di precedenti gravidanze, trasfusioni di sangue o precedenti trapianti.
Il rigetto acuto è principalmente espressione di una flogosi cellulo-mediata che si sviluppa in un organo che è riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario del ricevente.
Gli organi trapiantati sono riconosciuti geneticamente non identici a causa dell’esistenza di specifici antigeni di superficie, comunemente noti come “ANTIGENI DA TRAPIANTO”.
Le differenze antigeniche tra donatore e ricevente permettono al sistema immunitario del ricevente di riconoscere l’organo trapiantato come non proprio.
Gli antigeni prevalentemente interessati sono quelli appartenenti al sistema comunemente denominato “Complesso maggiore di istocompatibilità (MCH) “ o meglio “HLA complex” negli uomini.
Durante i processi immunitari la funzione delle molecole HLA è quella della presentazione di antigeni estranei che sono processati e legati per la successiva interazione con i linfociti T.
Oltre alle molecole HLA, altre proteine possono fungere da “ANTIGENI DA TRAPIANTO” quali antigeni delle cellule endoteliali e antigeni specifici per i diversi tessuti.
I linfociti T sono i maggiori effettori del rigetto acuto.
Le due maggiori classi di linfociti T che giocano un ruolo importante nel rigetto sono Linfociti T citotossici CD8+ e linfociti T Helper CD4+ che attivano e amplificano le risposte immuni.
Sebbene la funzione principale dei linfociti T è di riconoscere e legare antigeni estranei nel contesto di molecole HLA (riconoscimento indiretto) nel caso dei trapianti le molecole HLA rappresentano esse stesse antigeni estranei e sono sufficienti per avviare i meccanismi di riconoscimento da parte del TCR (riconoscimento diretto).
Il riconoscimento di molecole HLA estranee avviene tramite una complessa interazione tra antigeni del donatore o complesso HLA, il TCR e molecole accessorie o costimolatorie, CD3, CD28 e molecole di adesione, VCAM-1 e ICAM-1.
Un fattore molto importante che influenza il rigetto è l’antigenicità del polmone, infatti, l’espressione di molecole HLA di classe II è indotta sull’epitelio respiratorio e sull’endotelio vascolare del polmone in risposta al rigetto ed è associato con la progressione verso il rigetto cronico.

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