Complicanze
infettive 2/3
Molti centri somministrano antibiotici a largo spettro a scopo
profilattico per i primi giorni dopo l’intervento, soprattutto
nei pazienti neutropenici. (26)
Il tipo e la durata del trattamento sono adattati allo stato
clinico post-operatorio e ai risultati delle colture di fluidi
aspirati dai bronchi o dalla trachea del ricevente e del donatore.
A causa dell’elevata morbilità e mortalità
associata con le infezioni da B. Cepacia, particolarmente
durante il primo periodo post-operatorio, molti centri hanno
scelto di non effettuare il trapianto polmonare in caso di
colonizzazione da B. Cepacia. (26)
Il gruppo di pazienti con FC colonizzati da B. Cepacia hanno
un’elevata morbilità e mortalità nel periodo
post-operatorio precoce e certamente traggono beneficio da
un protocollo terapeutico aggressivo e quanto più precoce
possibile.
Dalle iniziali esperienze del gruppo di Toronto, Snell et
al. descrissero la storia di 22 pazienti che furono sottoposti
a trapianto per FC con un Follow-up variabile da 4 a 47 mesi.
Dei 22 pazienti, 15 furono colonizzati da B.cepacia, dei quali
10 in fase preoperatoria (e continuarono ad esserlo nella
fase post-operatoria) e 5 in fase post-operatoria.
7 di quei 15 pazienti morirono a causa dell’infezione
e 4 tra questi appartenevano al gruppo che avevano contratto
l’infezione in fase post-operatoria. (26)
Nel 1996 fu eseguito un altro studio alla “Duke University
Medical Center”. (26)
Nei 21 pazienti con FC sottoposti a trapianto polmonare bilaterale,
i batteri isolati nelle colture pre-operatorie furono Stenotrophomonas
maltophilia (4 casi), B.cepacia (2 casi), B. gladioli (2casi),
S. aureus meticillina resistente (5 casi), S. aureus meticillina
sensibile (3 casi), P. aeruginosa (18 casi), H. influenzae
(2 casi) e Alcaligenes xylosoxidans (2 casi). (26)
Figura 10. Burkholderia Cepacia. Area di consolidamento
nel polmone destro in una paziente con FC 2 mesi dopo un trapianto
bilaterale.

Tutti i pazienti infettati da questi microrganismi ebbero
episodi ricorrenti di infezioni del tratto respiratorio prima
del trapianto e furono trattati con una terapia antibiotica
aggressiva.
Uno dei pazienti morì nell’arco di 24h dall’intervento
a causa di una sepsi da S. maltophilia e altri tre pazienti
morirono alcuni mesi dopo a causa di polmoniti da P. aeruginosa
nell’ambito di altre patologie infettive.
Figura 11. Consolidamento bilaterale da B.cepacia
in una paziente dopo 14 giorni da un trapianto bilaterale
per FC.

Dei 17 pazienti che sopravvissero, 9 non ebbero complicanze
infettive nel periodo post-operatorio mentre i rimanenti 8
ebbero uno o più episodi di infezioni batteriche invasive.
Questi ultimi furono trattati aggressivamente con agenti antimicrobici
nei confronti dei quali i microrganismi erano risultati sensibili
ma, non appena il trattamento con antibiotici veniva sospeso
si sviluppavano spesso infezioni della ferita sternale, comunque
facilmente trattabili. (26)
Da tutto ciò si può desumere che l’esecuzione
del trapianto polmonare in pazienti affetti da FC è
spesso gravato da complicanze infettive non sempre facilmente
controllabili.
Gli studi iniziali condotti nel Nord America non erano molto
incoraggianti, in quanto dichiaravano una sopravvivenza media
ad un anno di solo 42%.(26)
In base a questi studi la sepsi era la principale causa di
morte.
Studi successivi condotti alla University of Toronto mostrarono
risultati un po’ più incoraggianti, evidenziando,
in 17 pazienti con FC sottoposti a trapianto polmonare bilaterale,
una sopravvivenza ad un anno pari a 58%. (26)
In questo studio la causa principale di mortalità e
morbilità fu la polmonite da B. cepacia.
Più recentemente la sopravvivenza media si è
innalzata, infatti, nel 1992 Shennib et al. ed Egan et al.
hanno riportato una percentuale rispettivamente del 64% e
del 85%
ad un anno con un netto miglioramento anche della QOL dei
sopravvissuti. (26)
I microrganismi che tutt’oggi sono ancora particolarmente
temuti sono i Gram-neg. P. aeruginosa, B.cepacia e gladioli
e S. maltophilia soprattutto se questi microrganismi sono
presenti prima del trapianto in pazienti con FC, considerando
soprattutto che le anomalie tipiche della FC persistono nelle
vie aeree prossimali native e nei seni paranasali che rimangono
colonizzati da microrganismi multi-farmaco-resistenti.
In ogni caso, oggi non si ritiene più che le infezioni
possano rappresentare un forte ostacolo all’esecuzione
del trapianto polmonare in pazienti con FC, in quanto si è
notato che, le infezioni post-operatorie non sono significativamente
maggiori rispetto ai pazienti non affetti da FC.
Figura 12. polmonite da Pseudomonas successiva a trapianto
bilaterale per FC. Aree di consolidamento nelle zone superiori
dei lobi inferiori.

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