Complicanze
infettive
Fattori predisponenti
La chirurgia dei trapianti è accompagnata da rischi
d’infezioni proprio come tutte le altre procedure invasive.
Il periodo d’ischemia dei polmoni donati, assieme al
danneggiamento del sistema linfatico, rappresentano condizioni
favorevoli per la proliferazione di potenziali patogeni.
La perdita dell’innervazione e l’indebolimento
della funzione mucociliare determinano una rimozione inadeguata
delle secrezioni, dovuta anche all’inibizione della
tosse a causa del dolore post-operatorio.
Un altro fattore che può giocare un ruolo importante
nello sviluppo d’infezioni è il danno diffuso
da riperfusione che, associato al danno ischemico, crea un
ambiente favorevole per la crescita di microrganismi.
La somministrazione combinata di ciclosporina (o tacrolimus),
corticosteroidi e azatioprina durante il periodo post-operatorio,
predispone i pazienti sottoposti a trapianto ad un incrementato
rischio d’infezioni per il resto della loro vita. (24)
La terapia immunosoppressiva è più intensa durante
le prime settime dopo l’intervento e ciò è
naturalmente associato ad un più alto rischio di morte
per infezioni. (24)
L’uso di agenti citolitici è considerato il fattore
predisponente più efficace per lo sviluppo d’infezioni
da CMV in allotrapiantati.
Molti fattori intrinseci al ricevente possono contribuire
ad una più alta incidenza di infezioni nell’immediato
periodo post-operatorio.
L’insufficienza respiratoria cronica è spesso
accompagnata da uno scarso stato nutrizionale che può
condurre ad una riduzione della forza dei muscoli respiratori
e in definitiva ad una ridotta capacità ad eliminare
le secrezioni.
La debolezza dei muscoli respiratori può anche essere
precipitata dalla terapia steroidea cronica a causa di determinate
patologie polmonari sia prima sia dopo il trapianto.
Le vie aeree sono universalmente colonizzate da microrganismI
nella fibrosi cistica e sono spesso colonizzate in molte altre
patologie respiratorie croniche.
Sebbene il trapianto polmonare può rimuovere la principale
sorgente di batteri (basse vie aeree), i pazienti con fibrosi
cistica continuano ad avere un importante fonte d’infezione
nelle alte vie aeree.
Comunque, a dispetto di una cronica colonizzazione delle alte
vie aeree, i pazienti con fibrosi cistica non sembrano avere
un più alto rischio di sviluppo di infezioni del tratto
respiratorio inferiore con un’eccezione rappresentata
dall’infezione da Burkholderia cepacia.
L’incidenza di infezioni delle alte vie respiratorie
(es. sinusiti), comunque, è più alto in tutti
i pazienti con fibrosi cistica.
Quando si esegue un trapianto di polmone singolo, il rimanente
polmone nativo può fungere da focolaio per la colonizzazione
e lo sviluppo d’infezioni post trapianto.
Precedenti condizioni cliniche del donatore quali il tempo
d’intubazione, la presenza di infiltrati evidenti nella
radiografia toracica e la presenza di secrezioni purulente
nelle vie aeree sono presi attentamente in considerazione
nella fase in cui si deve valutare l’idoneità
del donatore.
Infatti, nei giorni precedenti il trapianto, i donatori potenziali
sono scartati se vi è un qualche indizio d’infezione.
Comunque, oggi, la scarsità di donatori ha condotto
ad un approccio meno restrittivo per la loro selezione.
Oggi vengono presi spesso in considerazione i cosiddetti “donatori
marginali” che possono presentare infiltrati minori
sulla radiografia toracica o secrezioni nelle vie aeree.
In dette condizioni, i trapianti possono essere effettuati
con esiti accettabili a condizione che siano appropriatamente
utilizzati gli agenti antimicrobici.
Molti autori hanno notato un associazione tra CMV e il successivo
sviluppo di BO. (24)
L’uso profilattico di Ganciclovir è stato associato
ad una riduzione di infezione da CMV e anche di sviluppo di
BO nel primo anno post-operatorio.
Infezioni polmonari sintomatiche appaiono più frequentemente
dopo lo sviluppo di un rigetto cronico.
Più del 50% di infezioni sono causate da batteri Gram
negativi, tra i quali Pseudomonas aeruginosa è quello
più comune.
Sebbene molti fattori possono spiegare l’associazione
tra infezioni batteriche e rigetto cronico, uno dei fattori
più significativi è lo sviluppo di bronchiectasie
che accompagnano le fasi più avanzate della BO.
Agenti etiologici
Ogni microrganismo, virtualmente ha la possibilità
di provocare una malattia in un ospite sufficientemente immunosoppresso.
I pazienti con BO sono spesso colonizzati da Bacilli Gram
negativi come
P. Aeruginosa, che frequentemente è considerato la
causa d’infezioni respiratorie in pazienti con BO.
Infine, sono anche riportati casi d’infezioni da batteri
relativamente poco comuni come le Legionelle.
Diagnosi
Nell’approccio del problema di un’infezione in
un paziente trapiantato, si devono
riconoscere le limitazioni delle manifestazioni cliniche che
spesso sono aspecifiche.
Le infezioni possono svilupparsi rapidamente ed essere fatali
nel contesto di una terapia immunosoppressiva.
La diagnosi dovrebbe essere, quindi, più rapida possibile
e il trattamento aggressivo.
Durante la prima settimana post-operatoria uno scenario comune
è quello che vede il paziente intubato nell’unità
di terapia intensiva con un gradiente di ossigeno
alveolare–arterioso estremamente elevato e con una conta
leucocitaria alta, febbre e infiltrati evidenziabili alla
radiografia del torace.(24)
La diagnosi differenziale include infezioni (molte delle quali
batteriche), danno da riperfusione e rigetto.
Ogni combinazione di questi quadri può coesistere.
Esami colturali eseguiti sul donatore e sul ricevente possono
contribuire ad identificare il microrganismo.
Generalmente si esegue l’indagine colturale sul secreto
ottenuto mediante aspirazione dal tubo endotracheale.
L’isolamento dei microrganismi dal sangue del paziente
è possibile ed è generalmente molto utile e
può essere effettuato anche da altri fluidi corporei
(liquido pleurico, urina, secrezioni dalle ferite etc.)
La biopsia a cielo aperto è un’opzione da prendere
in considerazione se non è possibile ottenere altrimenti
una chiara diagnosi. (24)
Infezioni batteriche
I pazienti trapiantati possono sviluppare infezioni sostenute
da qualunque batterio che può causare polmoniti in
un ospite normale e sono responsabili della maggior parte
delle morti durante il primo periodo post-operatorio (entro
i primi 3 mesi). (24)
Durante il periodo post-operatorio precoce, le infezioni sono
molto spesso causate da batteri Gram negativi come Pseudomonas
spp, Klebsiella ed Haemophilus Influenzae e meno frequentemente
da Gram positivi quali Staphylococcus aureus.
In Base all’esperienza dell’università
di Pittsburgh, le polmoniti si verificano nel 35% dei riceventi
durante le prime settimane post trapianto e i microrganismi
isolati in, approssimativamente, tre quarti di tutte le polmoniti
sono Gram negativi appartenenti alle famiglie delle Enterobacteriacee
e degli Pseudomonas. (24)
Tutte le polmoniti che si verificano nelle prime due settimane
sono causate principalmente da questi microrganismi, dopo
alcune settimane è possibile notare anche altri microrganismi
quali S.Aureus e H.Influenzae. (24)
Le infezioni batteriche, spesso dovute a batteri Gram negativi,
si sviluppano frequentemente nel periodo iniziale di immunosoppressione,
soprattutto se è presente un rigetto cronico.
Si nota, comunque, un incremento dell’incidenza di infezioni
da alcuni Gram positivi quali S. pneumoniae, S. aureus e S.
viridans. (25)
L’incidenza generale delle polmoniti batteriche, nella
popolazione dei trapiantati, varia dal 2 al 25% con picchi
del 40% nei trapiantati di cuore e >50% nei trapiantati
polmonari. (25)
I fattori predisponesti includono batteriemia, aspirazione,
disfunzione mucociliare, intubazione endotracheale, inadeguato
drenaggio polmonare e alterazioni dell’integrità
della mucosa.
Low ha notato l’importanza della presenza di microrganismi
nel polmone trapiantato.
Nel 21% dei casi le infezioni sono sostenute da microrganismi
pre-esistenti nel polmone donato e suggeriscono anche, in
caso di polmonite, un’adeguata copertura nei confronti
dei microrganismi isolati nel polmone donato.
Il paziente può spesso presentare tosse, espettorazione
purulenta, febbre, leucocitosi e infiltrati radiologicamente
visibili.
L’effettuazione precoce della fibrobroncoscopia è
raccomandata quando sono presenti infiltrati o se si evidenziano
alterazioni della funzione polmonare che potrebbero essere
causate da infezioni o dal rigetto. (26)
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